Il 30 agosto 2010 ricorre il 45.mo anniversario della catastrofe di Mattmark, una tragedia che gettò nel lutto le famiglie di ottantotto lavoratori, travolti dalla furia spaventosa del ghiacciaio Allalin nelle Alpi del Vallese, dal quale si staccò la punta (due milioni di metri cubi di ghiaccio) precipitando a valle con la sua forza distruttrice sulle baracche del cantiere in cui alloggiavano i lavoratori impegnati nella costruzione della diga di Mattmark. Ben cinquantacinque dei lavoratori caduti erano italiani e di essi diciassette provenivano dalla Provincia di Belluno, che pagò quindi un prezzo elevato in vite umane.
Una tragedia che è tuttora profondamente scolpita nella memoria delle comunità di appartenenza dei lavoratori deceduti e nella comunità italiana in Svizzera che proprio in quegli anni difficilissimi, caratterizzati dai tanti luoghi comuni sugli italiani e dai sentimenti ostili della destra xenofoba e antistraniera, dovette confrontarsi con una tragedia che metteva a fuoco le pesanti condizioni lavorative, di tutela della salute e abitative degli emigrati in Svizzera.
Il ricordo è naturalmente ancora dolorosissimo per le famiglie che persero i loro cari, così come per l’Associazione dei Bellunesi nel Mondo che a quell’immane tragedia deve l’atto fondativo della propria nascita. Associazione che sarà presente in forza alle manifestazioni commemorative che si terranno il 3 e 4 settembre a Briga e su alla diga di Mattmark dove si consumò una delle tante tragedie del lavoro italiano nel mondo.
Quest’anno la ricorrenza della catastrofe di Mattmark assume oltretutto un significato ancora più marcato: il 30 agosto 1965 era un lunedì ed anche il 30 agosto prossimo cadrà di lunedì! La ferita evidentemente non è ancora rimarginata e alle manifestazioni civili e religiose promosse dalla Colonia italiana di Briga, dal Comites del Vallese e dall’ABM, parteciperanno numerose autorità religiose, con in testa il vescovo di Belluno-Feltre, Mons. Giuseppe Andrich, i rappresentanti del Parlamento italiano con il sen. Gianvittore Vaccari e l’on. Franco Narducci, oltre che numerosi sindaci provenienti dalla Provincia di Belluno e una folta rappresentanza di consiglieri dell’Associazione Bellunesi nel Mondo.
L’immagine che si presentò agli occhi dei sopravvissuti e dei soccorritori la mattina dopo la tragedia era terrificante: la massa di ghiaccio precipitata dalla cima della montagna copriva, come un enorme lenzuolo bianco, tutto e tutti – uomini, macchinari e materiali.
All’appello mancavano tanti nostri connazionali provenienti da ogni parte dell’Italia: Veneto, Calabria, Trentino, Friuli, Emilia, Abruzzo, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia, Molise. Un mosaico che rappresentava – dal Nord al profondo Sud – un’Italia molto diversa da quella odierna, che aveva il coraggio di costruire e di lottare per riscattare la propria condizione di miseria grazie anche alle rimesse in valuta fatte da centinaia di migliaia di cittadini emigrati. Un’Italia che scommetteva ancora sul bene comune, forte della sensazione d’essere dentro una storia che va avanti; e che contribuiva, con le braccia dei propri emigrati, a costruire il benessere di tante nazioni e in particolare della Svizzera. Quella Svizzera che proprio nel 1965, per l’esattezza il 14 di febbraio, sull’onda dei sentimenti xenofobi che avevano fatto presa in larghi strati della popolazione, aveva adottato una decisione inumana: la chiusura delle frontiere e l’arresto immediato delle persone sprovviste di un permesso di residenza. Un capestro che nell’arco di qualche settimana provocò l’espulsione di migliaia di emigrati sprovvisti dei requisiti fissati dalla legge. I malcapitati, non sapendo cosa fare e privi di assistenza da parte delle autorità italiane, si accamparono nelle vicinanze del confine con la Svizzera, dove bivaccarono per giorni e giorni al freddo e in condizioni disumane.
Questa estate meteorologicamente incomprensibile che ci lascia in eredità un carico di disastri e di tragedie terribili come quella del Pakistan, riporta in primo piano il ruolo di uomini e donne a proposito dei cambiamenti climatici e delle catastrofi che ne conseguono. Sotto questo profilo Mattmark ci richiama pesantemente alle nostre responsabilità: i tecnici ritennero che il pericolo di smottamento del ghiacciaio si potesse individuare o addirittura escludere unicamente in base alla storicizzazione degli eventi, alla loro ripetitività e a prove campione effettuate. Un atteggiamento fatale per le persone occupate nella costruzione della diga. Oggi sappiamo che il ritiro dei ghiacciai, iniziato già nei decenni precedenti la sciagura, è alla base della catastrofe di Mattmark. Pochi anni fa, tra il 30 e il 31 luglio del 2000, da quel ghiacciaio si è staccata una massa di oltre un milione di metri cubi ma i danni sono stati evitati grazie alla predisposizione di misure di sicurezza adeguate.
Tragedie come quella di Mattmark riportano in primo piano anche i sacrifici immani fatti dalle prime generazioni di emigrati e gli episodi amari che essi hanno vissuto. Per molti anni sul tributo di sangue pagato dagli italiani espatriati è stato steso un velo di oblio e soltanto negli ultimi decenni l’Italia – grazie soprattutto alle Regioni – è tornata ad occuparsene. Lo dobbiamo tenere in alta considerazione all’alba della ricorrenza del 150mo anniversario dell’unità d’Italia che si celebrerà nel 2011. I giovani italiani sanno poco o niente dei milioni di cittadini che abbandonarono la Patria, pur continuando ad amarla e a sostenerla con fiumi di rimesse in denaro. Ricostruire la storia dell’emigrazione italiana ci aiuterà forse a capire molte cose del nostro passato e a ricollegare definitivamente le due Italie che rappresentano il nostro popolo. E’ davvero incomprensibile che, nonostante gli appelli lanciati da ogni parte, non s’introduca ancora l’insegnamento della storia dell’emigrazione nelle scuole dell’obbligo italiane, un obiettivo che tra l’altro è stato postulato in una proposta di legge presentata da tempo in Parlamento.
Mattmark, una terribile tragedia ancora viva nella memoria
30 agosto 2010altro che Roma ladrona
17 maggio 2010ALTRO CHE ROMA LADRONA !!!!!
Cari amici, DOPO LE TANGENTI DI 100 MILIONI DI EURO ricevuti (con pena patteggiata) ecco un altro esempio di intregrità politica. Bello simpatico, e sprattutto intelligente, grande speranza del futuro del popolo del nord, con una storia personale che è tutta un programma:
Figlio di un senatore del parlamento italiano, o meglio del SENATUR, iscrittosi al liceo scientifico di Tradate, per tre volte viene bocciato all’esame di maturità nonostante che un ispettore sia venuto appositamente da Roma per fargli ripetere l’esame e verificare che gli esaminatori non fossero come sempre i soliti comunisti di parte. Bocciato anche questa volta. Ripete il tentativo per la quarta volta in modo brillante superando l’esame di stato con un eccellente 69/100 è un genio, merita un posto importante nella società che conta. Ed allora con i dovuti requisiti entra subito a far parte dell’organico dell’Osservatorio sulle Fiere Lombarde, per vigilare sulla ” Torta Expo”. Lo stipendio non è proprio confacente alle sue pregioveli doti per cui si deve accontentare di soli 12.000,00 mensili, tanto per combattere la corruzione ed il nepotismo.
Alle elezioni scorse regionali, a soli 21 anni, viene eletto consigliere regionale. A questo punto possiamo affermare, con grande soddisfazione, che in questo nostro paese chi si dedica allo studio e si impegna nel lavoro riesce sempre a raggiungere obiettivi di prestigio.
Ricordiamo inoltre, che il padre SENATUR e la madre SENATRICE guadagnano rispettivamente 25.000,00 € mensili per non andare mai in parlamento
per dare speranza a chi soffre e tribola a causa della crisi economica, la stessa cifra la prendono i primi due figli del SENATUR alti funzionari al parlamento Europeo,
Questa è solo un po di storia comtemporanea per dare speranza a chi soffre e tribola a causa della crisi economica, La famiglia del SENATUR porta a casa legalmente oltre 100.000, 00 EURO al mese …. alla FACCIA DI ROMA LADRONA E DELL’ EUROPA SCHIAVISTA ed ancora non è finità vogliono addirittura prendersi le banche del nord, a pensarci vengono i brividi se si pensa alla fine che ha fatto la prima banca gestita dalla LEGA NORD (antonveneta).
Manifesto dell’Europa di Coppet
16 dicembre 2009Manifesto dell’Europa di Coppet
Il passaggio dal XX al XXI secolo ha visto il declino relativo dell’Europa politica mentre si consolidava, con il mercato unico e l’Euro, il successo dell’Europa economica e monetaria, e con il crollo del muro di Berlino, si aprivano prospettive senza precedenti di integrazione pan-Europea, di pace e di sviluppo.
„Nos pays sont devenus trop petits pour le monde actuel à l’échelle des moyens techniques modernes, à la mesure de l’Amérique et de la Russie d’aujourd’hui, de la Chine et de l’Inde de demain…“ dichiarava già nel 1954 Jean Monnet, preconizzando quindi la prospettiva di un’Europa garante e promotrice dei diritti umani, del valore della libertà individuale ed economica, dell’armonia tra poteri e funzioni di governo e di responsabilità civile, della corretta declinazione di una modernità dal volto umano.
La costruzione europea, rilanciata nel secondo dopoguerra con la CECA, il Consiglio d’Europa e l’OCSE, e consolidatasi con i Trattati di Roma del 1957, di Helsinki del …, e gli straordinari progressi dell’Unione Europea, affonda le proprie radici nelle riflessioni e nel programma politico di un gruppo di intellettuali di prestigio, i quali, dal 1780 al 1820 teorizzarono a Coppet i principi cardine dell’Europa moderna. Il “gruppo di Coppet” fu sostenuto dalla passione civile e culturale di Mme de Staël, dai contributi multidisciplinari di Jacques Necker, Benjamin Constant, Sismondi, Schlegel e tanti altri, e dalla comune avversione all’Europa di Napoleone, che in quel periodo veniva configurandosi. duecento anni di distanza, richiamandosi a quella illustre esperienza, e facendo tesoro delle difficoltà e degli ostacoli che incontra l’Europa sulla via dell’integrazione, si è riunito a Coppet un gruppo di cittadini europeisti per lanciare un Manifesto che riprende ed attualizza i principi chiave del messaggio del “gruppo di Coppet” e chiama ad un impegno comune per tradurre questi principi in realtà e tracciare una nuova via per il futuro dell’Europa. Nasce così il “Manifesto dell’Europa di Coppet”, e nell’adesione a questo Manifesto si crea il “gruppo degli Amici di Coppet”, aperto a tutti coloro che traendo alimento dalla visione, dalla missione e dall’azione dei grandi personaggi di due secoli fa intendono operare per affermare l’idea di un’ Europa di libertà, di sviluppo economico e sociale e di diritti umani, in cui gli Stati-nazione tradizionali abdicano alle loro prerogative per restituirle ai cittadini, alle imprese e alla società civile e per trasferirle ad istanze di livello europeo.
Le linee guida intorno a cui il gruppo degli amici di Coppet intende sollecitare la riflessione e l’iniziativa sono quelle ereditate dal pensiero del “gruppo di Coppet”, e possono essere riassunte nei seguenti elementi principali:
Porre alla guida dell’integrazione europea la società civile, il mondo delle imprese, gli intellettuali, i cittadini.
L’Europa guidata e controllata dai governi nazionali non riesce ad andare avanti. Essa incarna tutti i vizi e i limiti dell’Europa di Napoleone, quella degli Stati-nazione che si sono sviluppati a partire dalla Rivoluzione francese, contro cui il gruppo di Coppet ha elaborato la sua riflessione e la sua iniziativa culturale. Certamente l’Europa dei governi nazionali non è in grado di procedere con la velocità, l’ambizione, l’efficacia e la determinazione che sono necessarie per rispondere alla sfida dei tempi. Il metodo intergovernativo ha tagliato le ali e tolto mordente al metodo comunitario, che pure aveva prodotto importanti risultati negli ultimi cinquanta anni. Occorre invertire la tendenza. Occorre cambiare quelli che siedono al posto di guida. I governi nazionali devono cedere spazio e potere a vantaggio delle organizzazioni della società civile, delle imprese, del mondo della cultura, delle forze sociali e politiche, specialmente quelle trans-nazionali e locali. I principi della sussidiarietà, tanto quella verticale che orizzontale, ispirandosi al liberalismo solidale di Necker e alle politiche attive di Sismondi, possono contribuire a combattere l’emarginazione e la povertà, assicurando uno sviluppo equilibrato dei gruppi sociali, delle comunità e dei territori.
Concentrare l’attenzione sulle realtà locali e regionali e salvaguardare e difendere la diversità delle culture, dei patrimoni di conoscenza, delle istituzioni di democrazia e delle pratiche commerciali e civili;
L’Europa delle grandi Capitali, delle burocrazie centrali e delle piazze globali sta soffocando l’innovazione e la diffusione delle tecnologie e dei saperi. Soprattutto si sta allontanando dai cittadini, dai giovani,dalle donne, da chi innova e inventa, da chi si sposta e promuove il cambiamento. Anche qui occorre invertire la tendenza. Occorre valorizzare le culture locali, le iniziative delle comunità regionali, i mille campanili e le variegate piazze dei borghi e delle piccole città. Occorre valorizzare le periferie contro la tendenza alla centralizzazione e all’assimilazione delle diversità. Coppet, luogo di rifugio, piccolo villaggio alpino ai confini dei grandi Stati nazionali, ha rappresentato, e può ancora oggi rappresentare il “centro delle periferie”, la “capitale” delle realtà locali, il baluardo di resistenza delle diversità culturali. La costruzione di una nuova classe dirigente europea non può che partire quindi da Coppet e da ciò che simboleggia nella difesa e valorizzazione delle comunità locali. Queste rappresentano una ricchezza in termini economici e sociali per tutta l’Europa, un aspetto fondante della identità e del modello economico e sociale dell’Europa.
Valorizzare il ruolo delle imprese familiari, delle PMI e delle reti locali di conoscenza ed innovazione.
Il modello di sviluppo economico e industriale dell’Europa deve trarre alimento dai contributi sul “modello toscano” di Sismondi, che, studiando la tradizione di autonomia e democrazia municipale della Toscana a partire dal tardo Medio Evo, aveva identificato le condizioni istituzionali opportune per la valorizzazione delle libertà economiche e del mercato e per lo sviluppo dell’industria e dei commerci. Sismondi aveva evidenziato come, in contrasto con la nobiltà rurale di tipo spagnolo, nelle Repubbliche Italiane si era affermata una società di mercanti urbanizzati, che rappresentava l’asse portante delle classi dirigenti del Rinascimento. Il nuovo Rinascimento europeo deve perciò partire dalle sue radici nelle reti locali di imprenditorialità e di autonomia municipale.
Oggi il “modello toscano” è diventato un modello europeo, perché l’Europa può contare su una rete di 20 milioni di PMI, che hanno dimostrato negli anni una straordinaria capacità di competere, orientandosi verso la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie e sperimentando nuove forme di collaborazione. E’ questa ad esempio l’esperienza dei distretti industriali dell’Italia del Centro Nord e della Francia del Sud-Est, e del Mittelstand di tradizione germanica.
Queste imprese e reti di impresa mantengono un forte legame con il territorio di cui sono espressione, ma sono state anche in grado di dare un contributo significativo ai processi di internazionalizzazione. Esse devono essere sostenute sia attraverso l’eliminazione dei vincoli legislativi e burocratici, sia attraverso una politica adeguata di formazione professionale, sia infine con la creazione di una rete di servizi adeguati in settori strategici, come le energie alternative,le nuove tecnologie e le reti di trasporto.
Promuovere l’Europa della società della conoscenza, e dare alla scienza e alla cultura il ruolo di protagoniste nella costruzione europea
La ricchezza immateriale dell’Europa è basata sulla conoscenza e sull’innovazione, intese non solamente come sviluppo di processi e di prodotti, ma anche come circolazione di nuove idee in ogni ambito della vita civile. Il gruppo di Coppet aveva non solo teorizzato questo ruolo guida, ma lo aveva anche praticato mobilitando intellettuali, uomini di scienza e di cultura, le sedi del sapere e della formazione.
Occorre sostenere la scienza e la cultura come patrimonio intangibile comune, che assicura una qualità totale della vita e che prospetta un futuro per l’Europa nell’industria del sapere e della conoscenza. L’educazione al bello e al buon gusto, l’investimento in ricerca e sviluppo tecnologico, la creazione di opportunità di studio e di lavoro nella cultura, nel turismo, nell’industria ad altro valore aggiunto possono essere la base per stimolare l’ingegno e la creatività europee. Ma occorre sottrarre scienza e cultura dai tentacoli assimilatori e centralizzatori degli Stati nazinali, per dare loro autonomia e responsabilità.
Mobilitare i giovani nella costruzione dell’Europa
L’”entusiasmo”, descritto da Mme De Staël come sostegno necessario alla ragione e guida alla ricerca della verità è ben rappresentato dai giovani d’oggi. Questi giovani, soprattutto quelli della generazione “Erasmus”, avendo potuto beneficiare di una educazione transnazionale e di esperienze di lavoro all’estero, sono capaci di pensare in termini europei e globali, molto più delle generazioni precedenti. L’Europa che valorizza le differenze dovrà dare spazio adeguato nella nuova classe dirigente ai giovani, chiamandoli a promuovere ‘etica della responsabilità” nella politica e nella società e a portare avanti il progetto riformista europeo ad ogni livello. Occorre quindi sostenere i programmi di mobilità dei giovani per aiutarli ad affrontare le sfide della nuova Europa con una mentalità europea.
Portare nel mondo una leadership europea per affermare i diritti umani, le pari opportunità tra uomo e donna, e il ruolo del multilateralismo nella governante globale
L’Europa si è affermata come potenza economica, ma rappresenta per molti soprattutto il luogo del dialogo civile, della stabilità e della moderazione, della creazione e della diffusione della cultura, del rispetto delle regole e dell’applicazione dei valori di libertà democrazia e pari dignità dei cittadini. Per difendere questa cultura e questi valori l’Europa ha bisogno di giocare un ruolo di leadership a livello globale e promuovere una solida cultura del dialogo e del confronto nell’ambito multilaterale.
“La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa, e lo sarà” (Manifesto di Ventotene, agosto 1941).
Il segreto del successo è l’impegno e la determinazione a titolo personale di persone diverse, accomunate tutte dalla consapevolezza di avere una illustre tradizione alle spalle, e dalla comune visione del futuro dell’Europa ispirata ai principi dell’Europa di Coppet. Questa è la motivazione e lo spirito che spingono il gruppo degli Amici di Coppet a formulare il loro Manifesto e ad adoperarsi per promuoverne l’applicazione a tutti i livelli nelle forme e nei modi più opportuni. Il gruppo intende coinvolgere e fa appello a tutte le persone di buona volontà che si identificano nei valori rappresentati dall’Europa di Coppet, a partire dalla comunità imprenditoriale e diplomatica di Ginevra, dai settori della ricerca e delle organizzazioni internazionali presenti in Svizzera. Il gruppo propone a tutti coloro che vorranno aderire al “Manifesto” di avviare insieme un programma di lavoro sulle tematiche summenzionate, su quelle ad esse collegate ed eventualmente altre che si ispirano alla riflessione del “gruppo di Coppet”. Il gruppo degli amici di Coppet si impegna ad operare per far aderire al Manifesto gli interlocutori chiave dei processi di integrazione, i cittadini e le cittadine dì’Europa. A tal fine il Manifesto verrà presentato al Parlamento Europeo di Bruxelles all’inizio del 2010. Il gruppo si impegna inoltre a riunirsi periodicamente, almeno ogni anno, a Coppet per verificare i risultati conseguiti, aggiustare i programmi d’azione e dialogare sugli obiettivi e gli strumenti dell’Europa di Coppet.
Coppet, Svizzera, novembre 2010
il Ministro Sacconi, il virus A/H1N1, la dott.sa Enrica Giorgetti …. gli affari di famiglia
10 novembre 2009La sera, il Ministro della salute Maurizio Sacconi rientra a casa.
Si siede a tavola. Accanto a sé la moglie, Enrica Giorgetti. Trascurando i dialoghi privati tra i due, è credibile che parleranno anche di questioni legate al lavoro di ognuno? Sì. Bene. Ma se lui dirige un Ministero, quello della salute, e lei è Direttore Generale di Farmindustria che rappresenta, diciamo, tutte le aziende farmaceutiche italiane, la conversazione tra moglie e marito assume contorni inquietanti? Sì.
Il Ministero della salute stabilisce, attraverso la AIFA (Agenzia italiana farmaci), i prezzi dei farmaci ma anche quali farmaci ritirare dal commercio e quali no e anche, per restare all’attualità, se rendere obbligatorio il vaccino contro il virus dell’ A/H1N1 (conosciuto erroneamente come influenza suina) oltre che per le fasce, cosi dette a rischio, anche a soggetti tra i 2 e i 27 anni per un totale di 15,4 milioni di persone, considerando che il vaccino prevede due dosi significa che verranno acquistate 48 mln di dosi di vaccino pandemico, stiamo parlando di un giro d’affari che si aggira sui 10 miliardi di dollari e 600 milioni di dosi prenotate per tutto il mondo. Per restare sull’attualità più stretta, si stanno acquistando circa 48milioni di dosi, un grande affare per le aziende e per Farmindustria che le rappresenta e che, come spiega il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano: “L’acquisto di 48 milioni di vaccini sarà una spesa non indifferente per le già malandate casse dello Stato e addirittura probabilmente inutile. Se il virus A/H1N1 della nuova influenza non muterà, acquisendo dunque una maggiore virulenza rispetto allo stato attuale, la vaccinazione di massa annunciata dal governo italiano e da quelli di molti altri paesi non è necessaria. Esiste, certamente una grande pressione da parte delle industrie, che da tale corsa trarranno molte risorse economiche». Tutto questo, premettendo, che non ci sono elementi per dubitare della professionalità della dottoressa Giorgetti, laureata in Giurisprudenza, nominata Direttore generale di Farmindustria che fa capo a Confindustria, dopo essere stata direttore dei rapporti istituzionali e della comunicazione di Autostrade S.p.A. e direttore dell’Area strategica impresa e territorio di Confindustria, ma il fatto che sia moglie del Ministro della salute è un fatto che non garantisce ai cittadini alcuna certezza di imparzialità nella gestione della salute pubblica. Non si può, infatti, trascurare che Farmindustria, che riunisce oltre 200 imprese del farmaco operanti in Italia, nazionali e a capitale estero, è soggetta ai controlli del Ministero della Sanità/ Salute, controlli che vanno da quelli sull’avvio dell’impresa, di natura sanitaria e non sanitaria sugli stabilimenti, ai controlli sul prodotto a quelli sulla sua immissione in commercio e sulla presentazione del prodotto, a quelli sui prezzi, a quello sulla presentazione del farmaco in commercio (etichetta, foglio illustrativo e pubblicità) che riguarda la presentazione al pubblico del prodotto e le sue successive modificazioni ecc…
E mentre in Italia il fatto non è tale da guadagnarsi le prime pagine dei giornali e le aperture dei telegiornali e, di conseguenza di non suscitare l’indignazione di cittadini non informati, all’estero non è così. Per appurarlo basta leggere la britannica Nature, una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche, forse, in assoluto quella considerata, insieme a Scienze, di maggior prestigio nell’ambito della comunità scientifica internazionale, fondata nel 1869, che il 7 agosto, in un dettagliato articolo dal titolo “Clean hands, please” (Mani pulite, per favore) avverte: “…Per di più le connessioni tra i Ministeri della sanità e del welfare con il sistema industriale sono sgradevolmente strette: per esempio la moglie del ministro Maurizio Sacconi è direttrice generale di Farmindustria, l’associazione che promuove gli interessi delle aziende farmaceutiche … Infatti il Governo Berlusconi ha già manifestato l’inquietante tendenza di permettere a interessi industriali di estendere la loro influenza su agenzie dello Stato”. Nature, che, a differenza di quanto accade nel nostro Paese, dove la memoria viene considerata ingombrante, ricorda che gli scandali nel nostro Ministero della Salute abbiano origini lontane risalendo ai tempi dei De Lorenzo, dei Poggiolini, ecc. “Il Governo”, conclude Nature, “dovrebbe pensare due volte se può essere il caso di riaprire la porta che è stata sbarrata dopo il caso Poggiolini”. Ma vi siete mai domandati perché in tv appare sempre il viceministro alla salute Fazio ed il Ministro Sacconi no? Ma è normale che per sapere cosa è avvenuto e cosa ancora avviene in Italia, dobbiamo leggere la stampa estera?
nave dei veleni nuovo capitolo: Il Ministro Prestigiacomo assicura: nessuna radioattività dalla nave affondata a largo di Cetraro
30 ottobre 2009Arrivano, finalmente, i primi risultati delle indagini condotte sul relitto ritrovato a largo della costa calabrese, non molto distante dal Golfo di Policastro: Il relitto a largo di Cetraro, in provincia di Cosenza “non corrisponde alla caratteristiche della nave Cunski”. Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo sulla base dei primi rilevamenti della nave ‘Mare Oceano’. “In particolare è stato rilevato che il cassero della nave affondata si trova nella zona centrale mentre quello della Cunski era a poppa”, riferisce ancora il ministro. La notizia potrebbe portare rassicurazioni non solo alle popolazioni della costa calabra ma anche ai cittadini della costa di policastro che da settimane denunciano il fermo del mercato del pesce con gravi conseguenze economiche per l’intera comunità. La notizia più importante comunque sembra essere che “fino alla profondità di 300 metri non si rilevano alterazioni della radioattività. Naturalmente – precisa ancora il ministro Prestigiacomo – questi primi esiti delle ricerche non escludono la possibilità che i fusti stivati nel relitto possano contenere rifiuti pericolosi o radioattivi e per questo il programma di indagini della ‘Mare Oceano’ proseguirà col prelievo di sedimenti dai fondali, di carotaggi in profondità e col prelievo di campioni dai fusti”. Insomma informazioni che non rassicurano del tutto sulla natura delle sostanze contenute a bordo del relitto e che a questo punto aprono un ulteriore interrogativo: di quale nave si tratta allora se non il Cunski ? quando è stata affondata e da chi? Dove si trova quindi il relitto del Cunski affondato dall’oramai noto collaboratore di giustizia Francesco Fonti? Il lavoro della Procura di Paola si preannuncia duro ed impegnativo. Tutto ha avuto inizio con le dichiarazioni rese alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria da parte del 61enne Francesco Fonti, di Bovalino, uomo delle cosche calabresi ed ora collaboratore di giustizia. “Io ho dato contezza dell’affondamento di tre navi di cui sono stato esecutore materiale per conto della cosca Romeo di San Luca. Di altre sette sono certo per averne parlato con i capi di altre cosche che in Calabria hanno trafficato in rifiuti tossici. Ma non sono solo queste, in Calabria e fuori regione.” Così dichiara Fonti in un’intervista rilasciata ai colleghi del Sole 24 ore. In effetti la Procura della Repubblica di Reggio Calabria in un’inchiesta dei primi anni 90 parla di almeno trenta affondamenti; inchiesta che vedeva tra i suoi consulenti anche un certo Mario Scaramella, uomo chiave nell’affaire Mitrokin ed ultimo uomo ad incontrare a Londra l’ex 007 del KGB russo Aleksandr Litvinengo contagiato dal micidiale “polonio 210” e successivamente deceduto. Insomma si può affermare che la vicenda “affondamenti” è quantomeno ricca di retroscena, molti ancora sconosciuti. Un lavoro delicato quindi per la Procura di Paola che dovrà innanzitutto chiarire l’attendibilità del collaboratore di giustizia e soprattutto le relazioni che vi sono tra fatti e personaggi. Nel frattempo le preoccupazioni nella popolazione della costa, non solo quella calabrese ma anche quella lucana e cilentana, aumentano e soprattutto si fanno sentire gli effetti negativi della vicenda sull’economia locale. Sabato scorso un’imponente manifestazione ad Amantea ha chiesto con forza di conoscere lo stato delle indagini e soprattutto la natura delle sostanze presenti a bordo del relitto; nel frattempo nel Golfo di Policastro, a Sapri, una infuocata manifestazione organizzata dalla CGIL settore pesca ha posto la questione “danno di immagine e crisi economica” per il settore pesca che nella zona rappresenta la principale attività imprenditoriale unitamente al settore turistico ricettivo per il quale si preannunciano danni inestimabili nella prossima stagione balneare. Urge quindi che le autorità competenti, in primis il Ministero dell’Ambiente diano risposte certe; i risultati intermedi lasciano il tempo che trovano e non fugano, purtroppo, le preoccupazioni.
Lorenzo Peluso
Costituzione Lavoro Mezzogiorno
28 ottobre 2009Costituzione Lavoro Mezzogiorno – Sabato 07 Novembre 2009 ore 9.30 – 13.30 al Maschio Angioino. Antisala dei Baroni a Napoli
Presiede Nicola Imbriaco Coordinatore ex parlamentari Campania, presentazione Andrea Geremicca Presidente Fondazione Mezzogiorno Europa. Saluti di Franco Coccia Presidente Associazione Nazionale ex Parlamentari Filippo Caria Presidente Associazione degli ex Consiglieri della Regione Campania Antonio Duva coordinatore ex Parlamentari Lombardia
Relazioni di Mario Rusciano Ordinario Diritto del Lavoro Università Federico II di Napoli, Carlo dell’Aringa Ordinario di Economia Politica Università Cattolica di Milano, Enrico Pugliese Ordinario Sociologia del Lavoro Università La Sapienza di Roma.
Comunicazioni Gruppi di lavoro sui temi del Convegno e Contributi Rappresentanti delle forze sociali e Discussione
Patrocini
Senato della Repubblica | Camera dei Deputati | CNEL | Regione Campania | Provincia di Napoli | Comune di Napoli | Università degli Studi di Napoli L’Orientale| Obiettivo Lavoro | Unione degli Industriali della Provincia di Napoli | Camera di Commercio di Napoli | CGIL Campania | CISL Campania| UIL Campania | UGL Campania
Documenti in preparazione del convegno disponibili sul sito della Fondazione… Leggi tutto
| Mario Rusciano, Brevi note per il Covegno su “Costituizione Lavoro Mezzogiorno”
| Ivano Russo, Formazione e politiche attive per il lavoro, Intervento alla Scuola della Best-Luiss, Bologna, 27 settembre 2009
| Francesco Garibaldo, Le trasformazioni del lavoro in Italia, in Il Lavoro, I quaderni di Italianieuropei. Bimestrale del riformismo italiano, n. 3, 2009
| Tiziano Treu, Trasformazioni del lavoro e indicazioni di policy, in Il Lavoro, I quaderni di Italianieuropei. Bimestrale del riformismo italiano, n. 3, 2009
nel cuore del cilento la terza edizione di “Per le vie di San Martino”
23 ottobre 2009Sanza. – Sabato 24 e domenica 25 ottobre nel caratteristico centro storico di Sanza, ai piedi del monte Cervati, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, la terza edizione del percorso enogastronomico “Passeggiando per San Martino” – Sagra ‘ra castagnedda-. Sabato, a partire dalle 18,30 stand espositivi della tradizione enogastronomica locale faranno da contorno alla rievocazione storica “al sorbetto del Re Borbone”. Settanta figuranti in abiti tradizionali d’epoca daranno vita all’antica tradizione che vedeva impegnati le genti del luogo nel preparare il sorbetto con il ghiaccio della “nevera re cerevatieddo” in vetta al Cervati, poi consumato da re Ferdinando. Domenica poi, nella chiesa di Santa Maria Assunta, alle 18,30 importante tavola rotonda dal tema: educazione alimentare e qualità della vita, le frontiere del nuovo benessere. Interverranno il presidente della Pro Loco Nicola Manduca, il dottor Riccardo Marmo, responsabile dell’Unità di Gastroenterologia dell’ex ASL SA 3, il dottor Vittorio Esposito, medico di base, il sindaco di Sanza, Antonio Peluso, l’assessore all’agricoltura della Provincia di Salerno, Mario Miano, il presidente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Amilcare Troiano, il componente della commissione agricoltura della Regione Campania, on. Donato Pica, modererà i lavori il giornalista de “il nuovo Salernitano” Lorenzo Peluso.
Un unico filo conduttore unisce agricoltura, territorio e cibo nel percorso di valorizzazione del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. L’importanza di caratterizzare la ruralità dei luoghi riscoprendo le produzioni tipiche locali può rappresentare il valore aggiunto nonché il rafforzamento del legame con la qualità della vita del territorio cilentano, è questo l’obiettivo prefissato dagli organizzatori di una manifestazione che si sta consolidando nel tempo come vero punto di riferimento per i produttori di tipicità locali.
le work experience, una nuova occasione per tanti giovani disoccupati
13 ottobre 2009Nella giornata di ieri, 12 ottobre 09, la Regione Campania attraverso il Bollettino Ufficiale (BURC) ha pubblicato il Decreto Dirigenziale n. 133 del 6 ottobre, col quale è stato approvato l’Avviso Pubblico di attivazione del Programma integrato per favorire l’inserimento occupazionale in Campania. L’Avviso riguarda la possibilità di svolgere delle work experience presso imprese campane beneficiando di una borsa di lavoro erogata dalla Regione Campnia. Inoltre, sono previsti incentivi ed aiuti per le imprese che assumeranno con contratti a tempo indeterminato i
borsisti (12.000,00 dodicimila euro\00 max per un anno).
Possono presentare richiesta di attivazione di work-experience unicamente le imprese, di qualsiasi dimensione, regolarmente iscritte nel Registro delle Imprese e aventi le unità produttive ospitanti i borsisti ubicate nel territorio della Regione Campania.
Le work experience sono percorsi formativi, realizzati all’interno di contesti produttivi, tesi a consentire l’acquisizione di una prima conoscenza della realtà aziendale e a far acquisire gli elementi applicativi di una specifica attività. La work experience non costituisce in nessun modo un rapporto di lavoro, essendo finalizzata
esclusivamente alla formazione del partecipante. La work experience non dà luogo a trattamenti previdenziali e/o assistenziali, a valutazioni o riconoscimenti giuridici ed economici, né a riconoscimenti automatici ai fini previdenziali. La durata massima delle work experience è di 12 mesi, per un impegno settimanale dei destinatari pari a 20 ore. Ai destinatari dell’intervento è riconosciuta una indennità di frequenza obbligatoria (Borsa di lavoro)
di ammontare pari a €400,00 mensile, elevata a € 500,00 per i laureati (anche lauree brevi).
I soggetti destinatari delle work experience sono disoccupati da almeno 6 mesi che risultano in possesso dei seguenti requisiti:
- età compresa tra 18 e 32 anni;
- residenti in Campania da almeno 5 anni;
- aver completato almeno la scuola secondaria di primo grado (scuola media inferiore);
- iscritti al Centro per l’Impiego di competenza territoriale;
- non aver prestato attività lavorativa nell’impresa ospitante nei 12 mesi precedenti la presentazione del progetto;
- non risultare coniugi, parenti, affini entro il secondo grado,del titolare o del/i socio/i dell’impresa ospitante.
Le imprese ospitanti selezioneranno i destinatari delle work experience in maniera autonoma attraverso le proprie consuete modalità di ricerca e selezione del personale.
Ai soggetti attuatori (le imprese) di progetti di work experience,finanziati e realizzati che entro e non
oltre 1 mese dalla fine del periodo di svolgimento di work experience assumeranno con contratto a tempo indeterminato i destinatari dell’esperienza lavorativa è riconosciuto, su richiesta, un contributo. L’aiuto è condizionato al mantenimento del/i borsista/i nell’organico aziendale per un periodo non inferiore ai ventiquattro mesi, fatto salvo il licenziamento per giusta causa.
Lorenzo Peluso
I giovani del cilento lanciano un documento programmatico per le amministrazioni locali
8 ottobre 2009Chi lo dice che i giovani sono lontani dalla politica? Dal Golfo di Policastro nasce un’importante iniziativa tesa a creare la partecipazione attiva alla governance locale. Una tavola rotonda che ha visto coinvolti giovani amministratori dei comuni del basso salernitano ha portato in evidenza la necessità che le amministrazioni locali diano più spazio e maggiore importanza alle istanze ed alle visioni di sviluppo locale dei giovani cilentani. L’iniziativa nasce dal gruppo “Giovani Oltre” di Caselle in Pittari che ha messo in piedi lo scorso 18 agosto il Coordinamento Mondo Giovanile per le amministrazioni locali. Un lungo pomeriggio di confronto e discussione che ha visto impegnati tra gli altri il giovane sindaco di Rofrano Tony Viterale ed il vicesindaco di Vibonati Manuel Borrelli nell’illustrare le difficoltà delle giovani leve nelle amministrazioni locali. Contributi importanti sono venuti anche da Bruno Speranza consigliere comunale a Caselle in Pittari e Pasquale Sorrentino consigliere comunale a San Giovanni a Piro che si sono soffermati rispettivamente sull’importanza di ritornare a fare politica attraverso i partiti e sulle scelte ideologiche che caratterizzano ancora oggi tanti giovani che si affacciano alle competizioni elettorali. Le diverse visioni e le numerose proposte esternate sono state raccolte in un documento programmatico che sarà sottoposto all’approvazione dei vari consigli comunali del circondario in modo da strutturare una piattaforma politico-programmatica condivisa. La manifestazione tenutasi a Caselle in Pittari, comune cerniera tra il Golfo di Policastro ed il Vallo di Diano, ha inteso oltremodo sensibilizzare le popolazioni locali su aspetti legati all’occupazione allo sviluppo sostenibile ed alle energie pulite. “Lo slogan dell’iniziativa -Sogna ragazzo Sogna- racchiude in senso lato le speranze di questo lembo di mezzogiorno che nel ritorno alla politica trova lo strumento per un cambiamento reale. “È con questo spirito che continueremo a costruire un percorso di sensibilizzazione del mondo giovanile alla necessità di ritornare a fare politica” ha commentato l’organizzatore dell’evento Giuseppe Rivelli. Insomma i giovani ritornano a parlare di politica e di governo del territorio con la consapevolezza che non si può immaginare nessun futuro per il mezzogiorno senza il decisivo contributo che loro stessi debbono e possono apportare.
Lorenzo Peluso
Al Maschio Angioino il ricordo di Filippo Gagliardi.
8 ottobre 2009Sarà l’Antisala dei Baroni del magnifico Maschio Angioino a Napoli ad ospitare il “Memorial Filippo Gagliardi” organizzato dall’associazione culturale “La Repubblica dei Gigli bianchi” in collaborazione con L’Accademia Internazionale Partenopea “Federico II” sabato 17 ottobre a partire dalle ore 10,00. Una manifestazione culturale che si trasferisce nel cuore della city campana per approfondire gli aspetti caratterizzanti di un personaggio atipico del dopoguerra italiano, sconosciuto, purtroppo, ai più. Un mecenate che negli anni ’50 portò sollievo non solo alle popolazioni del comprensorio valdianese ma con ingenti risorse economiche contribuì non poco, nel Nord Italia, a ricostruire frammenti di vita spazzati via dalle inondazioni del Po. Insomma parliamo di un personaggio straordinario che partito in cerca di fortuna per il Sud America ne fece ritorno nella qualità di uno degli uomini più ricchi al mondo. Esempi del suo mecenatismo, ancora ben visibili in molte realtà del mezzogiorno, rafforzano il ricordo indelebile che lasciò nelle genti che ebbero la fortuna di conoscerlo. Un uomo particolare al quale forse non sempre si è dato la giusta importanza. Ed è proprio da questa considerazione che il regista Arturo Murante, autore di un video su Don Felipe, lo scrittore Felice De Martino, il giornalista Mariano Iodice, il Prof. Claudio Nigro, docente di marketing all’Università di Foggia e Giuseppe Maria Galliano, esperto di comunicazione, partiranno per approfondire gli aspetti meno noti di un uomo a molti sconosciuto. Alla manifestazioni che avrà quale madrina la cantante Anna Calemme, parteciperanno anche il consigliere regionale Donato Pica, il sindaco del comune termale di Montesano sulla Marcellana, Antonio Manilia, il consigliere provinciale Franco Annunziata. Dopo alcuni anni di silenzio e vuoto assoluto intorno a questa figura eclettica riprende un cammino che accomuna enti ed istituzioni nel riconoscimento dell’opera di Gagliardi quale modello comportamentale da infondere nelle generazioni future. Un riconoscimento formale che viene supportato da azioni concrete quali la costituzione di una Fondazione culturale, di un Museo interattivo dell’Emigrazione mondiale ed attraverso il Premio Gagliardi già organizzato nella sua prima edizione lo scorso anno con la partecipazione di Barbara Chiappini quale madrina. Un nuovo tassello dunque nel percorso di riscoperta di un uomo simbolo per il piccolo comune di Montesano sulla Marcellana.
Lorenzo Peluso